CIOCIARIA

L’IMPERATORE AUGUSTO E LA CIOCIARIA

Grandiose cerimonie e esposizioni di reperti in celebrazione del bimillenario della morte di Augusto imperatore: qui appresso vogliamo ricordare in che modo anche alcuni figli di quella che poi è divenuta Ciociaria furono partecipi o protagonisti della sua ascesa.

Lucio Munazio Planco nato ad Atina trasmigrò a Roma dove grazie alla sua abilità e oratoria, raggiunse i primi posti nella vita civile e militare: fu generale di Giulio Cesare nella conquista della Gallia/Francia e in queste campagne militari fondò quegli accampamenti da cui poi si svilupparono le città di Lione e di Basilea: nel cortile del Comune della città svizzera già dal 1500 si leva una imponente scultura che lo raffigura, a memoria. Fu affianco a Cesare anche al passaggio famoso del Rubicone nel periodo delle cosiddette guerre civili. E in tali turbolenze si seppe districare e conservare e accrescere le sue posizioni con rara accortezza e abilità, parteggiando ora per uno ora per un altro dei contendenti, conservando sempre la propria autonomia, senza cedimenti: a differenza, invece, del suo grande amico Cicerone che aveva parteggiato apertamente e lealmente per Ottaviano contro Antonio, cosicché quando i due rivali si riconciliarono, gli scherani di Antonio, per rappresaglia, gli diedero la caccia e lo trucidarono a Formia. E Lucio Munazio Planco non mosse dito, come pure restò inerte e ignavo perfino quando la sorte della proscrizione toccò al proprio fratello Lucio Plauto Planco. Non molto elegantemente ma certamente con icasticità qualcuno, a seguito di tale ambiguo comportamento dell’atinate, lo definì ‘ventosissimus’ e non sono necessarie spiegazioni. E allorché capì che Antonio tramava con la sua Cleopatra ai danni di Roma, passò dalla parte di Ottaviano e si sa come finì. E il 16 gennaio del 27 a.C. in occasione della seduta plenaria del senato al fine di onorare il futuro primo imperatore, Lucio Munazio Planco fu lui a proporre di conferirgli il titolo di ‘augustus’: e così avvenne. E da allora il titolo ‘augusto’ fu sempre sinonimo del massimo del potere e della regalità. La posizione e il prestigio nonché la ricchezza accumulata erano così generalmente riconosciuti e apprezzati che perfino Orazio (I,7) lo fece protagonista di una sua ode in cui ne decanta ovviamente tutte le virtù ma che purtroppo è anche origine di un equivoco a proposito della sua città di nascita: infatti nell’ode il poeta parla della villa a Tivoli del personaggio non evidenziando naturalmente che potesse essere solo una delle sue abitazioni e, però, è avvenuto che qualcuno la scambiasse per il suo vero luogo di nascita per cui non di rado si incontra anche Tivoli affianco ad Atina quale città natale. Ebbe anche la facoltà di battere moneta e quindi in numismatica si registra un aureo di Giulio Cesare con i simboli di Munazio Planco, come pure Antonio coniò un denario dedicato a lui. Una delle sue abitazioni era nel golfo di Gaeta e fu qui che si ritirò e spense nel primo anno d.C. : si fece seppellire in un mausoleo che si era fatto costruire sulla cima di Monte Orlando, dove ancora si erge, con la visione panoramica dello scenario incantevole del golfo.

Altri ciociari furono determinanti per l’ascesa e il trionfo di Augusto: alla famosa battaglia di Azio del 2 settembre dell’anno 31 a.C. che marcò la fine definitiva di Antonio e di Cleopatra, il comandante supremo e il suo vice erano anche due ciociari: il primo, di Arpino, Marco Vipsanio Agrippa e l’altro, di Atina, Lucio Arrunzio. La storia racconta le innumerevoli imprese e iniziative di Marco Vipsanio Agrippa che tra l’altro divenne anche il genero di Augusto stesso. Altro atinate passato agli onori della storia fu Gaio Senzio Saturnino che, oltre ad aver rivestito cariche di rilievo, per due anni assolse perfino le funzioni dell’imperatore nel comando della Siria dietro incarico di Augusto stesso, tanto eccelsi sia la stima e sia il rango.

Michele Santulli

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