GRANDI CIOCIARI

NOVIO PLAUZIO, IL PRIMO SCULTORE DI ROMA

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Sono tanti i personaggi di Roma che occupano una casella nel libro delle vicende e della storia romane:  ve ne è uno che, grazie alla professione esercitata, merita una citazione a parte: non era né un imperatore, né un generale, né una cortigiana, né uno scrittore o poeta o altro: era uno scultore, forse l’unico di cui si conosce nome ed opera! Si ricorderà che i Romani, pur se a un certo punto  avidi cultori d’arte e di bella architettura, in realtà  erano interamente tributari della Grecia e il loro apporto fu per la gran parte, quando non predatori e saccheggiatori come le fonti tramandano, ancora di più quello di imitatori e replicatori di opere d’arte greche. E perciò, come detto, i nomi di artisti autentici romani come regola, sono estremamente scarsi. Sicuramente un posto a parte e il primo e tra i pochissimi conosciuti è lo scultore il cui nome è apposto sulla celebre Cista Ficoroni: Novios  Plautios, che il mai abbastanza benemerito autore della “Storia di Atina” dr A.Mancini, traspose  in latino classico come Novius Plautius, essendo i Plauti una famiglia diffusa  in Atina, come l’epigrafia testimonia.

I curiosi desiderosi di approfondire  troveranno tutte le informazioni  nella rete: quanto va evidenziato è che la Cista, questo celeberrimo oggetto dell’archeologia antica, fu  rinvenuta verso la metà del 1700 a Palestrina a poche decine di chilometri da Roma: si tratta di un contenitore cilindrico in rame sbalzato e inciso con tre piedini scolpiti in bronzo e una maniglia, sul coperchio,  pure in bronzo rappresentata da tre personaggi finemente delineati, un reperto di pregiata e non comune lavorazione che fa dedurre immediatamente la personalità grecizzante. Il coperchio e il corpo della Cista sono incisi magistralmente dallo scultore e raffigurano diversi soggetti:  scene di caccia con cervi e cinghiali, di alberi, e al centro splendidamente scolpita  la storia celebre  degli Argonauti, quindi Giasone, Medea, i Dioscuri, Ercole….La Cista aveva la funzione di un contenitore di oggetti di toletta e personali femminili, è alta circa 70 cm.: fu  commissionato all’artista, come risulta dalle scritte sulla Cista, da famiglia benestante del luogo in vista di dono di nozze per una figlia. Chi vuole ammirarla da presso è esposta al Museo Etrusco a Villa Giulia a Roma. Pur essendo stata realizzata dunque in ambito romano e da artista provinciale romano, dal punto di vista stilistico ed esecutivo la Cista alla prima apparenza registra un’origine palesemente etrusca e maggiormente greca,  una mescolanza dunque di stili e culture che la data di esecuzione, circa 350 prima di Cristo, conferma e corrobora, essendo Roma in questa epoca ancora quasi alle sue origini e più che dedita all’arte, completamente assorbita  nella lotta contro le popolazioni volsche, erniche  e sannite. 

Con riferimento allo scultore gli studiosi, partendo  dall’epoca di creazione, dallo stile, dalla firma dell’artista, dalla lingua impiegata, sono concordi nel collocarlo in Centro Italia, in ambiente grecizzante, quale era la Campania a quell’epoca, ultima propaggine della Magna Grecia.

Corroborati e sostenuti dalle ricerche approfondite del menzionato dr A.Mancini e la sua impagabile ‘Storia di Atina’ in cui tra l’altro vengono citati documenti epigrafici rinvenuti nella città attinenti la ‘gens Plautia’, riteniamo corretto e storicamente comunque difficilmente contestabile e impugnabile, fissare il luogo di origine di Novio Plauzio, primo scultore documentato di Roma antica, in Atina, città romana e  sannita, in cui, tra l’altro,  palesi e storicizzati erano naturalmente gli influssi grecizzanti, come altri significativi  reperti  archeologici rinvenuti proprio in Atina, documentano e attestano, senza dover ricorrere a rammentare il significativo ruolo di Atina nella Roma Repubblicana e senza ricordare altresì le citazioni enfatiche presenti nell’Eneide.

                                                                                 Michele Santulli

 

 

 

 

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