Raramente ci si chiede come mai dellāantichitĆ classica si conservano e si scoprono cosƬ tante opere specialmente in marmo e nulla o quasi nulla in bronzo. Le sculture infatti realizzate in bronzo in grandezza naturale o di media grandezza e arrivate a noi, sia in Europa e sia in Medio Oriente, sono cosƬ rare che possono contarsi quasi con le dita di una mano. Eppure la realizzazione di unāopera dāarte in questo metallo, a parte la maestria dellāartista nella creazione, era una impresa di alta professionalitĆ e complessitĆ fatti che lascerebbero presagire cura e interesse nella conservazione. Invece ĆØ avvenuto il contrario nel corso dei secoli: lāuomo crea ma anche distrugge e queste opere dāarte in bronzo, e ne erano una quantitĆ come la storia racconta, subirono le vicende umane: quando scoppiavano le guerre e le rivalitĆ e cominciavano a mancare i materiali per costruire le palle di cannone o altri congegni bellici⦠si faceva ricorso alle sculture in bronzo e si fondevano e riducevano in armamenti o altro! E tale comportamento dellāuomo distruttore di quanto di bello lui stesso aveva creato, ĆØ avvenuto purtroppo regolarmente: e avviene che tra le domande che non ci si pone ĆØ anche la seguente: ma quante opere dāarte sono state ridotte in armamenti, senza contare quelle distrutte a causa di altri accidenti? La risposta richiederebbe più pagine e ci farebbero deviare dalla via qui intrapresa riferita al grande scultore ciociaro.
Nel 1923 Amleto Cataldi, lo scultore di Roma, espose trenta opere in bronzo e marmo in una galleria prestigiosa di Parigi e tra queste lo Stato francese ne acquistò due, in bronzo, oggi una al Museo Nazionale Beaubourg e lāaltra al Petit Palais. Il Console della Repubblica di San Marino, ammirato dalla qualitĆ della esposizione, ordinò allāartista una scultura in bronzo lunga quattro metri che raffigurava Leonardo da Vinci, oggi collocata in un angolo dellāIsola dāOro, ad Amboise cittĆ sul fiume Loira, dove il sommo artista ĆØ sepolto. Inoltre un gruppo della comunitĆ italiana a Parigi acquistò una delle opere più mirabolanti in esposizione e cioĆØ la Medusa, in bronzo, alta 1,82 m. che fu donata al Comune di Parigi. Su un piedistallo fu collocata in un parco di Vanves, municipio alla periferia della cittĆ , e qui esposta assieme ad altre opere. Incredibile che possa sembrare avvenne che questo incalcolabile capolavoro subisse il destino atroce e feroce che molte opere dāarte e monumenti pubblici vissero in quegli anni tragici della seconda guerra mondiale, non solo in Francia, e cioĆØ furono rifusi, per ricavarne armamenti! Il nostro nel 1942, secondo le informazioni esaustive e immediate, inedite fino ad oggi, della segreteria del Sindaco di Parigi! Arguiamo che profondi devono essere stati il dilemma prima e il rammarico dopo, dei francesi nel doversi separare per sempre da unāopera dāarte simile, per ricavarne palle di cannone! Qui al lettore offriamo una rara immagine dellāopera quando presente nel parco FrĆ©deric Pic di Vanves.
Di questāopera di sensibile richiamo commerciale, lāartista eseguƬ più di un esemplare in bronzo e anche almeno una in marmo. Il secondo esemplare in bronzo lo abbiamo rintracciato in una privata collezione di Torino e qui illustrato.
A proposito delle mai abbastanza deprecate cieche o non cieche distruzioni causate da una guerra a danno del patrimonio pubblico va anche ricordato che Amleto Cataldi, ma anche la cultura, fu vittima di una seconda cattiva sorte a causa della guerra. Nel 1926 cioĆØ nel periodo più rifulgente della sua maturitĆ , alla presenza del principe Umberto, inaugurava a Fossacesia in provincia di Chieti nella piazza del paese, un monumento in bronzo ai Caduti della prima guerra mondiale, di elevatissima qualitĆ : due soldati tengono in braccio un terzo soldato ferito e dietro di loro, chino, la figura di un angelo dalle fattezze ineguagliabili per dolcezza e purezza tipiche del Cataldi di quel periodo. E anche tale monumento, pur non essendo stato ridotto a palle di cannone, fu dai cannoni o dalle bombe ridotto ugualmente in polvere: siamo in pieno conflitto della battaglia di Cassino e la funesta cosiddetta Linea Gotica arrivava fino allāAdriatico per cui anche questo piccolo comune ne fu tragica preda dei bombardamenti.
Dopo la triste cronaca di queste due splendide opere del Cataldi andate distrutte per colpa dellāuomo stesso, rammentiamo che alla fine del mese va in vendita a Roma una rara e pregevole opera pure in bronzo di Amleto Cataldi, āLa Lettriceā che bello sarebbe se tornasse nella sua terra di origine.
Michele Santulli
