CIOCIARIA

GUIDA TCI “LAZIO” EDIZ. 2005 e 2007

L’edizione del 2005 (che porta il nr. 14) fu abbinata a “LA REPUBBLICA”, la edizione 2007 (che porta il nr.11) abbinata a “PANORAMA” a maggio u.s. Entrambe le edizioni –si legge sul frontespizio- aggiornate al 2005 e all’aprile 2007. La prima edizione era del 1981.

Le seguenti osservazioni si riferiscono alla edizione del 2005 e furono inviate anche al Touring Club per dovuta presa visione. Una parte, infinitesimale, di tali rilievi negativi sono stati recepiti e corretti nella edizione del 2007 e qui ne viene dato conto, in grassetto. Ma tutto il resto, senza menzionare –ripeto- quanto ancora da scoprire a lettura attenta e scrupolosa, è rimasto tale e quale.

Il concetto di Ciociaria viene trattato in 18 righe (nella ediz. 2007 in 19), incidentalmente, allorché si parla di FR: non fa che ripetere quanto già detto da Almagià nella Treccani nel 1929 e cioè che il territorio non è perfettamente definito, che il nome deriva da antichissima calzatura chiamata ciocia, che detta calzatura non è esclusiva della zona, che si trova anche nei Balcani, Tutte informazioni che non corrispondono alla realtà ma che purtroppo rappresentano le uniche informazioni scientifiche che esistono sulla Ciociaria.

Poi passa a descrivere le cioce e sbaglia la descrizione.

Il colmo: Fontechiari,   Strangolagalli, Torrice,   Pescosolido non esistono. Presenti solo nella cartina numero 17 a fine volume, dove peraltro non si distinguono i comuni dalle frazioni poiché hanno il medesimo contrassegno. In questa medesima carta si scopre che esistono una Piedimonte Alta e un Piedimonte S.Germano separati da Aquino! Gallinaro recepito nella edizione del 2007, senza che vi si parli di quel fenomeno religioso che si chiama “Il Bambinello” che richiama migliaia di persone ogni mese da omai diversi anni. E naturalmente senza parlare di quel fenomeno altrettanto eccezionale nella cultura europea che si chiama modelle e modelli di Gallinaro della seconda metà del 1800.

Parla delle “gole del Melfa” alludendo al tratto Casalvieri-Roccasecca ma non menziona il temine noto di “Tracciolino” né tanto meno fa presente che il Melfa non esiste più, unico esempio, probabilmente, al mondo di eliminazione scientifica di un antico fiume. Non solo ma a pag. 666 si parla perfino di quello che si fa, oggi, con l’acqua del Melfa! (attenzione: nell’edizione 2007 si legge:”un tempo il fiume aveva una portata maggiore, oggi molto impoverita a causa. ecc.). Parlando di Casalvieri sarebbe stato giusto per il lettore informare che qui sono localizzate le fabbriche di palloncini forse più produttive del pianeta, che di questi luoghi è originario Michele Gerardo Colucci il famoso e amatissimo Coluche dei francesi, che di qui era Carolina Carlesimo pittrice illustre dell’ottonovecento col nome di Joana Romani.

Ma intanto tutte queste disinformazioni ed errori nonché omissioni sono state propinate ai lettori delle centinaia di migliaia di copie distribuite con “LA REPUBBLICA” due anni fa e tali resteranno negli scaffali, a disposizione di chi legge!!

Quindi ingiustificabile e inqualificabile che in questa edizione 2007 tutto è rimasto tale e quale!!.

La carta n.23 di Cassino risale a 50 anni fa: infatti ancora è indicata la SAIPEM poi SPC a Via Verdi.

Qui a pag.653 si legge che i fiumi Rapido e Gari sono la stessa cosa!

La carta 29 FR: illustra solo il centro.

Descrivendo l’itinerario da Roma a FR dice: “itinerario interessante panoramicamente”, la “solennità della Campagna Romana”, “il quadro pittoresco e variato della Valle del Sacco”. Quando mai! Solo fabbriche e cave e antenne sulle colline e cementificazione quasi barbarica.

Poi prosegue a pag. 592 dove si informa che a destra delle Terme di Pompeo a Ferentino si “estende l’ampio e ben coltivato fondovalle del Sacco”: è vero ma cento anni fa.

A pag. 652 descrive la cascata del Valcatoio a Isola del Liri con queste parole: “complesso di forti rapide che precipitano con violenza tra rocce”! Ignorando, cioè, che è stata eliminata, è muta, da almeno trent’anni!, e, da aggiungere, nella indifferenza generale. (attenzione: nella edizione 2007 si scrive: “la portata d’acqua oggi è intermittente in relazione all’uso della diga a monte”)

Parlando, poi, delle industrie di Isola dice che “l’industria della carta….si sviluppò nel Novecento ad opera del francese Charles Lefebvre che nel 1822 rilevò una piccola fabbrica….”. A pag. 653 parlando della “Cascata Grande” di Isola del Liri informa che vi è anche una “grande rapida” e ci informa che la “Cascata Grande è divisa in due rami”!! Errori su errori.

Informa inoltre, beato lui: “Isola Superiore, dove si accentrano particolarmente gli stabilimenti industriali”!! (attenzione: nella ediz 2007 la cascata è stata corretta e anche gli insediamenti industriali aggiornati). Ma intanto tutti gli strafalcioni presenti dalla edizione del 1981, confermati in quella del 2005, restano a disposizione delle migliaia di lettori che hanno acquistato la edizione di due anni fa. Naturalmente non si dice che nel 1700 e nel 1800 Isola del Liri era meta continua di visitatori poiché la città rappresentava l’unico esempio in Europa di città con due cascate. Inoltre massimi artisti setteottocenteschi hanno ritratto queste –una volta!- due eccezionali cascate a partire da Ducros, da Bidault, da Hackert, J, Boilly, dai Fergola, dai Carelli padre e figlio e da numerosi pittori scandinavi dell’ottocento. Come pure sarebbe stato bello per il lettore sapere che il grande compositore Ettore Berlioz soggiornò ad Isola ospite dei Courrier, proprietari della cartiera sull’isolotto agli inizi del 1800. E’ da ritenere che l’unica informazione esatta è la seguente ben evidenziata: “la città è centro promotore del Liri Blues Festival”: cioè il clarinetto ha sostituito la turbina.

A Santopadre non si menziona il Card. Antonio Cagiano de Azevedo

A Gorga non menziona la fontana di E. Biondi. (attenzione: nella ediziz. 2007 si parla della fontana ma anziché Biondi si parla di Ernesto Bianchi!)

Ad Anagni parla di casa Barnekow ma non menziona il pittore Albert Barnekow.

S.Elia F.R. non menziona la rilevante tradizione industriale, non menziona che è stata quasi rasa al suolo dalla guerra, che è la patria di Enrico Risi e di Francesco Ricozzi

A Cervaro non parla dell’insigne pittore ottocentesco Vincenzo Petrocelli e della tradizione orafa..

Parlando di Morolo omette di informare che è patria di Ernesto Biondi.

A Ceprano non si parla del Ponte di Ceprano, della vicenda di Manfredi di Svevia e della citazione di Dante.

A Picinisco nessuna menzione di Ernesto Capocci e di Eurisio Capocci né del soggiorno di T.H.Lawrence né di quello di M. Cammarano.

Di Broccostella non dice nulla. né menziona Evangelista Gorga.

Parlando di Castrocielo, non menziona gli artisti del luogo, importantissimi: dice che vi sono insediate “fabbriche di sapone”, che è sovrastata da un monte che si chiama “Castrocielo”! Errori su errori.

A Veroli non si parla delle ‘balie’ né dell’episodio eccezionale di Vittorio Giovardi che lega la sua biblioteca alla collettività e che se ne preoccupa anche della gestione e manutenzione per il futuro né si menziona Stanislao De Witten.. Né parlando di Atina si dice che è stata distrutta all’80% dalla guerra, che vi si lavorava il ferro della Meta sia in epoca romana che in epoca borbonica come attestano notevoli architetture presenti, né si menzionano Teodoro Mancini illustre pittore neoclassico né Lucio Munazio Planco, L. Appuleio Saturnino, Caio Ponzio,   Gneo Planco ecc. che rappresentano ognuno di essi, assieme ad altri, delle pietre miliari nella storia di Roma e il mosaico menzionato avrebbe meritato qualche altra informazione più esaustiva data la sua rilevanza; né per esempio parlando di Ferentino si sottolinea dovutamente l’episodio semplicemente fuori del comune di Aulo Quintilio né si menziona Martino Filetico, l’umanista, che a proprie spese impiantò già nel 1500 la prima scuola per bambini poveri di Ferentino né si parla di Aulo Irzio il luogotenente di Cesare e autore dell’ottavo libro del De Bello Gallico. Sono queste maggiormente le informazioni che contribuiscono a fornire la immagine di un luogo al viandante di oggi che vuole imparare e conoscere. E si potrebbe continuare.

E’ difficilmente comprensibile che nell’indice non si rinvengano né Montecassino né Casamari. Il lettore curioso che vuol sapere qualcosa su Casamari, per esempio, deve sapere a priori che si trova a Veroli!! Lo stesso dicasi di Fossanova!!Invece Trisulti è presente. Misteri e quindi incomprensibili.

A pag. 604 menziona la Pineta di Vallerotonda ignorando che purtroppo molta parte è andata bruciata e distrutta qualche anno addietro! A pag.653 si dice che ad Anitrella si vede una cascata spumeggiante sulle rocce nere “alta una quarantina di metri” cioè più alta di quella di Isola del Liri che ne misura 27! (attenzione: nella edizione 207 l’altezza è stata eliminata)

Ma si è mai vista una siffatta cascata ad Anitrella?

Di Alatri non menziona l’antica e consolidata tradizione manifatturiera né il celebre “panno di Alatri” né che è qui che è nato il famoso cappello a punta degli antichi ciociari e dei briganti. Si parla delle Mura ciclopiche ma non si menziona Gregorovius che per primo ne parlò.

Ecco il viale S. Domenico a Sora: ”si continua tra bei campi in vista della città di Sora”: indietro di trentanni. Forse è l’unica località ciociara di cui si menzionano i suoi figli illustri pur se si dimenticano di Pasquale Fosca, di Antonio Valente, di Michele Biancale fondamentali nella Storia dell’Arte per i loro apporti e senza   menzionare Achille Lauri, Arduino Carbone che pur meritano un posto di rilievo nella fisionomia della città. Di Arpino nulla di Carlo Conti, di Angelina Sperduti, di Gizziello, dell’affresco fondamentale di Giuseppe Sciuti, di Bernardino Cesari, per non ricordare altre pesanti omissioni..

Non si parla mai del successo strepitoso del costume ciociaro nell’arte europea del 1700 e del 1800: solo parlando di S.Elia F.R. ne menziona il “bel tradizionale costume femminile” né tanto meno di quella pagina semplicemente unica nella storia dell’arte occidentale delle modelle e dei modelli ciociari. Né si parla delle parabole gloriose della Ciociaria ai tempi da Gregorio VII a Bonifacio VIII né di quella in epoca romana con quello che cià comporta in termini anche di vestigia e di architetture né di quella all’epoca di Pio IX e di Leone XIII..Tutto questo è imperdonabile.

Quindi non esiste un indice analitico dove trovare i personaggi ciociari: infatti non si menzionano né ciocia né zampognaro né ciociaro, né Vignoli, né Devoto, né   Ciacelli, né M. Candidi Dionigi, né luca Lancia, né Paolo Sperduti.

Anton Giulio Bragaglia e fratelli, Libero de Libero, Antonio Valente, Amedeo Maiuri, Tommaso Landolfi, Fil. Cirelli, Pasquale Fosca, Ettore Marchiafava, Nicola Parravano, i fratelli Beguinot, Charles Forte   e tanti altri illustri ciociari: dove sono?

Che cosa vogliamo documentare allora? Che cosa vogliamo che apprenda e conosca il lettore della guida TCI?

Nella nota bibliografica non esiste “Maiuri” nemmeno sotto la voce “archeologia”! Né tanto meno Filippo Coarelli, né tanto meno Giuseppe Marchetti Longhi.. E ciò non è perdonabile.

Nella cartina pag. 642 si è dimenticata Acquafondata. Si dimenticano Villalatina e Picinisco e Vicalvi. Fontana Liri non esiste. Cardito, frazione di Vallerotonda sia nella cartina e sia nella descrizione viene trattato come un Comune, lo stesso Civitavecchia frazione di Arpino diventa Comune..

Nella cartina pag. 605 si dimenticano Belmonte Castello e Rocca d’Arce e Castelnuovo Parano. Scompare Piedimonte S.Germano ma resta Piedimonte Alta.

Nella cartina p.556 si dimenticano Collepardo e Filettino e Montelanico.

Non vogliamo fare paragoni e raffronti ma colpisce comunque la maniera straordinariamente esaustiva con cui si è trattata la Provincia di Latina (tra l’altro: 33 Comuni) né fare raffronti con quella semplicemente fuori di ogni paragone con cui sono state trattate Viterbo e Rieti. Più esattamente la descrizione della Provincia di Latina (che ripeto, consta di 33 Comuni) le cui città e paesaggio risalgono notoriamente per il 70% a poco più di 60 anni fa, registra 114 pagine; alla Provincia di Frosinone (che consta di 91 Comuni) le cui località in gran parte risalgono ad epoche perfino anteriori a Roma medesima, quindi enormemente ricche di storia e di vicende e di personaggi, vengono dedicate 102 pagine! Il che palesa lo spirito dei redattori della “guida rossa” nei confronti della Ciociaria.: se avessero parlato dello Swaziland avrebbero usato più riguardi ed attenzione. Non diciamo per amor di patria che a Rieti e Viterbo di pagine ne vengono dedicate almeno 510!

Si conferma dunque che per il Touring Club Italiano la Ciociaria non è degna di alcuna cura ed impegno.

Per rimanere sempre nella nostra Terra, perfino la divisione schematica che il Touring fa nella trattazione sembra voler avere la volontà palese e manifesta, a dir pochissimo, di voler negligere e di voler trascurare: infatti il lettore che vuole conoscere un po’ la Ciociaria comincia la lettura -non essendo disponibile un indice analitico!- dai capitoli intitolati appunto “Ciociaria” a pag.604 e, una novità geografica, “Ciociaria Orientale” a pag.642: succede che in questi capitoli Alatri Anagni Ferentino ed altri Comuni sono esclusi: si trovano infatti in un capitolo diverso intitolato da Roma a Frosinone! Cioè, semplificando, il lettore dopo aver letto Fiuggi, Ferentino, Anagni e altre località, non saprà mai che si trovano in Ciociaria! Il che la dice lunga sulla validità sia culturale sia pratica di questa opera del TCI..

Nella cartina 5 in appendice la superstrada Sora-FR a quattro corsie viene indicata graficamente come la Sora-Avezzano e la Cassino-Formia che sono, invece, a due corsie. Vi apprendiamo anche che la superstrada Cassino-Sora addirittura non esiste! Quindi la cartina pubblicata avrà almeno trentanni! Vi si apprende anche, se la lettura della cartina da parte di un normale lettore quale il sottoscritto è corretta, che la Casilina da Frosinone a Ceprano è segnata in giallo e, curioso, termina a Ceprano e da qui prosegue nell’interno verso Pico, Fondi! La Casilina invece che comincia a Cassino passa per Roccasecca, Arce e poi si incunea fino a Fontana Liri, Isola, Sora è segnata rosso come una superstrada. Parlando a proposito di Fontana Liri che si incontra su questa tratta Arce-Isola, nessun cenno a Nicola Parravano, a Marcello Mastroianni, a Umberto Mastroianni.

L’unica trattazione sicuramente inappuntabile è quella che descrive gli itinerari cosiddetti turistici e le escursioni in montagna e la parte orografica e geografica in generale. Si ha perfino la sensazione che si predilige curare il dettaglio (per esempio, come si chiama quel ruscello che ormai non esiste più da decenni e come si chiamano tutte le strade e perfino viottoli e sentieri e cime di colline e di alture) e ignorare invece i fatti storici di rilievo o i personaggi che hanno contribuito a fare la storia, vale a dire quelle informazioni che veramente sono suscettibili di suscitare curiosità ed interesse. Si sarebbe dovuto dire, per esempio -cito a memoria- che in Italia la emigrazione all’estero è cominciata in Ciociaria, che alcuni primati industriali oggi ancora –è incredibile- sono in mano di ciociari, che nel milleottocento fino al primo ventennio del novecento, la gerarchia ecclesiastica era in mano a cardinali ciociari, che i primi libri in Italia sono stati stampati in questa Terra nel 1465, che le prime glosse italiane sono state scritte in Ciociaria, che è stato un ciociaro di Ceccano a preoccuparsi fattivamente e concretamente, credo per la prima volta in Italia, dei malati di mente, che la espansione imperiale romana è cominciata in queste terre, che sono queste terre che sono state solcate dalla Via Latina, la prima strada romana, prima dell’Appia, che è in questa Terra che venivano arruolati gran parte dei legionari romani e, secoli dopo, degli arditi d’Italia, è questa Terra come ci ricorda chiaramente Orazio, che era considerata quella più fertile ed ubertosa di tutto l’impero, che è a Coreno che è localizzato il distretto marmifero tra i maggiori d’Europa. Che in questa Terra, dopo Manfredi e Corradino, si compì di nuovo il destino degli Svevi sessanta anni fa, che nel milleottocento agli occhi degli artisti stranieri dopo il Colosseo e San Pietro, era il personaggio ciociaro che impersonava Roma. E via di seguito, interminabilmente.

E invece ancora si ammanniscono le amenità della Treccani del 1929 e si descrive in buona sostanza –e senza alcuna remora e riguardo- una Ciociaria agropastorale risalente a settanta anni fa!

Le note bibliografiche annesse alla fine del volume in questione lasciano veramente perplessi proprio a seguito delle perfino macroscopiche omissioni di quel poco esistente e, in aggiunta, della ignoranza di quegli autori di storia patria quasi completamente trascurati che pure si sono occupati di certi temi e di certe località. Ma particolarmente grave è la mancanza di citazione delle “STRENNE CIOCIARE” e della menzione della rivista “TERRA NOSTRA” che esce da almeno 30 anni come pure l’assurdità dell’assenza di opere su Sora, Atina, Alatri, Isola del Liri e su tante altre località.

Tutto quanto sopra risulta solo già ad uno sguardo sommario.

Michele Santulli

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