GRANDI CIOCIARI

“IO SOSIARÒ PARISIEN” “IO CIOCIARO PARIGINO”

La Ciociaria è il territorio folklorico e spirituale che si estende a Sud di Roma fino al fiume Garigliano, avente per confini a Est gli Appennini e a Ovest all’incirca il percorso dell’antica Via Appia. ‘Folklorico e spirituale’ perché corrisponde in gran parte al territorio dove si indossava un certo abito e si portava un certo tipo di calzature. Per secoli si è chiamata   ‘Campagna di Roma olim Latium’ come si legge sulla antica cartografia del 1500 e 1600, successivamente Campagna e   Marittima, successivamente in altri modi ancora fino al 1927 quando fu istituita la provincia di FR e più tardi quella di Latina: conseguenza fu l’accorpamento della alta Terra di Lavoro già Regno di Napoli e la frantumazione del territorio che fu diviso tra Frosinone, Latina e Roma con confini fino al Garigliano e con propaggini fino in Abruzzo. Ecco perché concetto spirituale’ e ‘folklorico’: il ciociaro può essere, dunque, è vero, romano o napoletano, ma anche cinese e turco…e parigino: è l’abito che fa il ciociaro.

Anton Giulio Bragaglia: descriverne le realizzazioni e gli apporti, suoi e dei suoi tre fratelli, è impresa ardua data la esuberanza vulcanica delle rispettive personalità e l’ampiezza di interessi. Qui ci limitiamo a ricordarne una sola poichè quest’anno ne ricade il 90. dalla realizzazione e cioè il ‘Teatro sperimentale degli Indipendenti’ di Via Avignonesi n.8 a Roma inaugurato nel gennaio del 1923. Si trattava di un interrato che si svolgeva sotto alcuni palazzi a partire da Via Rasella fino all’indirizzo di cui sopra per circa mille metri quadrati: molte pareti furono decorate da Prampolini, Depero, Severini che già ne scandiscono l’altissimo livello. Uno spazio per il palcoscenico, per la platea e le balconate, quattro sale per esposizioni di opere del 1800, contemporanee, del futurismo, delle avanguardie, una buvette. La crema dei drammaturghi, commediografi nonché artisti pittori dell’epoca e di tutto il mondo furono presentati al Teatro degli Indipendenti. Ma non solo quelli noti quali Pirandello, Sem Benelli, Shaw, ecc. ma anche quelli in Italia allora sconosciuti quali, tra i tanti altri, Alfred Jarry, Eugene O’neill, J.August Strindberg vulcanico e eclettico come lui, Brecht, Apollinaire, Schnitzler, Unamuno,Tenn. Williams e altri. Gli scrittori Ungaretti, Pirandello, Cardarelli, Moravia giovane, Bontempelli, Gadda erano di casa a Via degli Avignonesi e poi i futuristi Boccioni, Balla, Marinetti, Carrà. Si può immaginare quanto e che cosa si dicesse e facesse. Tanto che ad un certo punto il Duce, che ben conosceva e apprezzava l’ambiente, non sopportò più le continue allusioni, satire e lazzi contro il regime e fece chiudere il Teatro nel 1930 ma da uomo politico quale era, capiva e ammirava in particolare la genialità di Anton Giulio Bragaglia e gli affidò la direzione di altri teatri di Roma e anche di qualche istituzione di regime.

Un tratto della personalità impareggiabile di Anton Giulio Bragaglia era il suo legame sempre vivo con le sue origini e quindi con quella che lui felicemente definì ‘ciociarità’: non si immaginano le numerose controversie e querelles da lui condotte avverso i critici o perfino i denigratori del ‘ciociaro’: memorabile quella con Tommaso Landolfi il grande scrittore originario di Pico, sulle colonne della ‘Gazzetta Ciociara’. Naturalmente anche Anton Giulio Bragaglia aveva forti e sensibili legami con Parigi che era sempre e ancora la capitale mondiale dell’arte e della letteratura e quindi di un cosmopolitismo unico e irripetibile. E perciò sempre vivo il desiderio anzi la esigenza vera e propria, periodicamente di andare a tuffarsi nell’atmosfera inebriante e stimolante della Ville Lumière e quindi ricaricarsi ancora di più in quel crogiuolo d’arte e di cultura alimentato dai grandi cervelli ivi presenti.

A Parigi veniva chiamato alla francese ’bragaglià’ pronunciato chissà come con quel suono -gl. A me piace ricordare come, al contrario, soleva presentarsi e qualificarsi lui stesso, sottolineando la sua ‘ciociarità’ più che la sua nazionalità: ” Io sosiarò parisien!”

Michele Santulli

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